P2P lending: come investire e quali piattaforme scegliere nel 2026

Samuele OneliaScritto da Samuele Onelia

- 8 ott 2026

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  • Guida pensata per chi vuole investire, non per chi cerca un prestito
  • Rendimenti netti realistici, tassazione italiana e quadro ECSP spiegati
  • Come verificare che una piattaforma sia autorizzata prima di versare denaro

P2P lending: la guida per chi vuole investire, non per chi cerca un prestito

Questa pagina è scritta per chi ha del capitale da impiegare e sta valutando il P2P lending come alternativa al conto deposito o ai titoli di Stato. Se invece stai cercando un prestito tra privati, questa non è la guida giusta per te.

La distinzione conta, perché in italiano lo stesso fenomeno ha due nomi che si usano in modo intercambiabile. P2P lending e social lending indicano la stessa cosa: un incontro diretto, tramite una piattaforma online, tra chi ha bisogno di denaro e chi vuole prestarlo.

Qui guardiamo esclusivamente il lato di chi presta. Quanto si guadagna davvero, quanto si paga di tasse, quali sono i rischi reali e in che stato si trova oggi il mercato italiano.

Che cos'è il P2P lending

Il P2P lending è una forma di finanziamento in cui una pluralità di persone presta denaro a un'altra persona o a un'impresa, senza che una banca faccia da intermediario. La piattaforma si occupa di selezionare i richiedenti, assegnare un livello di rischio e gestire i pagamenti.

In cambio del capitale prestato ricevi un interesse, di solito pagato mensilmente insieme a una quota di capitale. Quando il prestito arriva a scadenza hai recuperato tutto il capitale più gli interessi maturati, sempre che il debitore abbia pagato regolarmente.

La normativa italiana distingue due mondi che vengono spesso confusi. La Banca d'Italia, con la Sezione IX del provvedimento sulla raccolta del risparmio (Delibera 584/2016), disciplina il social lending verso privati consumatori.

Il prestito verso imprese e progetti ricade invece sotto il Regolamento europeo 2020/1503, noto come ECSP, che all'articolo 1 esclude espressamente dal proprio campo di applicazione i finanziamenti erogati a titolari di progetto che sono consumatori.

La conseguenza pratica ti riguarda direttamente: le tutele europee di cui leggi spesso non coprono tutto il P2P lending, ma solo la parte rivolta alle imprese.

Come funziona il P2P lending dal lato dell'investitore

Il meccanismo è più semplice di quanto sembri, ed è sempre lo stesso su tutte le piattaforme.

Il percorso di un investimento in P2P lending

Apri e verifichi il conto

Registrazione, verifica dell'identità e questionario antiriciclaggio. Se la piattaforma è autorizzata ECSP devi anche superare un test di conoscenza e una simulazione della capacità di sostenere perdite, previsti dall'articolo 21 del Regolamento europeo.

Versi il capitale

Il denaro viene depositato su un conto di pagamento intestato a te presso un istituto di pagamento o di moneta elettronica, separato dai conti della piattaforma.

Scegli i prestiti da finanziare

Puoi selezionare i singoli progetti a mano oppure attivare un investimento automatico che distribuisce il capitale secondo i criteri che imposti. L'importo minimo per singolo prestito parte spesso da 10 o 20 euro, ma su diverse piattaforme italiane sale a 250 o 500 euro.

Incassi interessi e capitale

I rimborsi arrivano sul tuo saldo secondo il piano di ammortamento. Molti prestiti immobiliari prevedono interessi periodici e restituzione del capitale in un'unica soluzione alla scadenza.

Reinvesti o ritiri

Puoi reinvestire per sfruttare l'effetto della capitalizzazione composta oppure prelevare. Se vuoi capire quanto pesa il reinvestimento sul risultato finale, il calcolatore di interesse composto ti dà una stima immediata.

Quanto si guadagna davvero con il P2P lending

Le piattaforme comunicano il rendimento in modo uniforme: un tasso lordo medio, calcolato sui prestiti offerti. Le principali piattaforme attive in Italia dichiarano oggi valori intorno al 10,3 per cento annuo, e l'Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano rileva un tasso medio di interesse del 10,58 per cento sul lending nel 2026.

Quel numero è però un punto di partenza, non il tuo risultato. Tra il tasso dichiarato e quello che ti resta si inseriscono tre voci che nessuna homepage mette in evidenza.

La prima sono le commissioni. Alcune piattaforme trattengono una percentuale sugli interessi incassati: Ener2Crowd, per esempio, applica una commissione del 3 per cento sugli interessi pagati, oltre a un prelievo fino al 10 per cento sugli interessi di mora recuperati.

La seconda sono le insolvenze. Un prestito che non viene rimborsato non riduce solo il rendimento, azzera o intacca il capitale che avevi impiegato su quella posizione.

La terza è la fiscalità, ed è la voce più pesante e più fraintesa. Ne parliamo nel dettaglio più avanti, perché cambia radicalmente a seconda che la piattaforma sia italiana o estera.

Dal tasso dichiarato al rendimento netto: un esempio

VocePiattaforma italiana autorizzataPiattaforma estera

Interesse lordo dichiarato

10,0%

10,0%

Imposizione sugli interessi

Ritenuta secca 26%

IRPEF a scaglioni, dal 23% al 43%

Interesse netto indicativo

7,4%

da 7,7% a 5,7% secondo lo scaglione

IVAFE sul capitale

Non dovuta

0,2% annuo sul valore detenuto

Obblighi dichiarativi

Nessuno

Quadro RL e quadro RW

Effetto delle insolvenze

Riduce il rendimento e il capitale

Riduce il rendimento e il capitale

Tassazione del P2P lending in Italia

Questa è la parte in cui si commettono più errori, e dove trovi in giro le informazioni più sbagliate. La regola non è una sola: dipende da chi gestisce la piattaforma.

La legge di bilancio 2018 (legge 205/2017, articolo 1, commi 43 e 44) ha introdotto nel TUIR la lettera d-bis all'articolo 44. In base a quella norma, i proventi da P2P lending sono redditi di capitale soggetti a una ritenuta alla fonte a titolo d'imposta del 26 per cento.

Ma quella ritenuta si applica solo se ricorrono due condizioni precise. La prima è che tu sia una persona fisica che non agisce nell'esercizio di un'attività d'impresa. La seconda è che il gestore della piattaforma sia un intermediario finanziario iscritto all'albo ex articolo 106 del TUB, oppure un istituto di pagamento ex articolo 114 del TUB, autorizzato dalla Banca d'Italia.

Se entrambe le condizioni sono soddisfatte, la piattaforma trattiene il 26 per cento e versa l'imposta per te. Quei proventi non concorrono al tuo reddito complessivo e non devi dichiarare nulla.

Qui però c'è un punto che cambia molto le cose nella pratica. Da quando è in vigore il Regolamento europeo, la maggior parte dei portali italiani di lending crowdfunding opera con un'autorizzazione ECSP, che non è un'iscrizione all'albo ex articolo 106 né una licenza di istituto di pagamento ex articolo 114.

Secondo la lettura prevalente quelle piattaforme non soddisfano il requisito e quindi non possono applicare la ritenuta. Walliance lo dichiara apertamente sul proprio centro assistenza, spiegando che come la maggior parte dei portali italiani autorizzati in Europa non rientra tra gli intermediari iscritti all'albo o gli istituti di pagamento autorizzati dalla Banca d'Italia, e che quindi i suoi investitori devono dichiarare i proventi in quadro RL.

In altre parole: il regime del 26 per cento esiste sulla carta, ma oggi si applica a una fetta di mercato molto più piccola di quanto si creda. Verifica sempre come si qualifica il gestore prima di dare per scontata la ritenuta.

Perché questa differenza conta più del rendimento

Quasi tutte le piattaforme di P2P lending più conosciute a livello europeo, quelle con i rendimenti dichiarati più alti, sono società estere non autorizzate dalla Banca d'Italia.

Significa che se investi lì non paghi il 26 per cento, ma la tua aliquota IRPEF marginale. Per un contribuente nello scaglione più alto la differenza tra il 26 e il 43 per cento consuma una fetta consistente del premio per il rischio.

A questo si aggiunge l'IVAFE, che non colpisce il guadagno ma il capitale detenuto. Lo 0,2 per cento annuo si paga anche in un anno in cui il tuo portafoglio ha reso poco o nulla.

Nell'interpello del 2020 l'Agenzia ha precisato un punto interessante: proprio la presenza di un mercato secondario, che rende la posizione negoziabile, qualifica l'investimento come prodotto finanziario e fa scattare l'IVAFE.

Se la piattaforma estera trattiene già qualcosa

Non tutte le piattaforme estere si comportano allo stesso modo, e la differenza non dipende dal paese ma dal tipo di strumento che ti vendono.

Le piattaforme lettoni che emettono Notes, cioè strumenti finanziari veri e propri sotto una licenza di impresa di investimento, sono tenute per legge a operare una ritenuta alla fonte. Per un residente in uno Stato dell'Unione europea l'aliquota applicata è del 5 per cento, riconosciuta in automatico una volta confermata la residenza fiscale, senza dover produrre alcun certificato.

Le piattaforme che invece ti cedono un credito, e non un titolo, non trattengono nulla. È il caso delle piattaforme estoni e di quelle croate, dove l'onere fiscale ricade interamente su di te.

Dove una ritenuta estera c'è stata, l'articolo 165 del TUIR ti riconosce un credito d'imposta per le imposte pagate all'estero a titolo definitivo, da indicare nel quadro CE. Il credito è calcolato separatamente per ciascuno Stato e non può superare la quota di imposta italiana corrispondente a quel reddito.

Attenzione a un caso limite: se ti fosse stata applicata un'aliquota più alta perché non avevi confermato la residenza, l'eccedenza è rimborsabile dall'amministrazione estera e proprio per questo non è creditabile in Italia.

Lo stato del mercato italiano nel 2026

Se stai valutando il P2P lending oggi, devi sapere in che condizioni si trova il mercato italiano. Non è un dettaglio di contorno.

Secondo l'undicesimo Report Italiano sul Crowdinvesting dell'Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, pubblicato a luglio 2026, la raccolta del lending crowdfunding nel primo semestre 2026 si è fermata a 33,6 milioni di euro, circa la metà dello stesso periodo dell'anno precedente.

Il crowdinvesting italiano nel suo complesso ha raccolto 164,2 milioni di euro negli ultimi dodici mesi, in calo del 36,8 per cento. È il terzo anno consecutivo di contrazione e riporta il mercato ai livelli del 2020.

Le piattaforme autorizzate ECSP in Italia sono scese da 42 a 37, e quelle effettivamente attive sono una trentina.

Come verificare se una piattaforma è autorizzata

Prima di versare un euro, controlla l'autorizzazione. È un passaggio che richiede due minuti e che ti evita la maggior parte dei problemi.

Dall'11 novembre 2023 la Consob non tiene più un registro nazionale operativo delle piattaforme di crowdfunding. Il vecchio articolo 50-quinquies del TUF è stato abrogato dal decreto legislativo 30/2023.

Il riferimento oggi è il registro ESMA dei fornitori di servizi di crowdfunding, previsto dall'articolo 14 del Regolamento 2020/1503. Sul sito della Consob trovi il rimando diretto.

Attenzione a una sfumatura importante: molte piattaforme europee molto note non hanno una licenza ECSP. Alcune operano con una licenza di impresa di investimento MiFID II, che è un regime diverso e per certi versi più stringente. Altre non hanno alcuna licenza finanziaria e sono semplici società di diritto croato o estone. La differenza non è formale.

Un'ultima avvertenza pratica. La presenza nel registro non è la prova che una piattaforma stia ancora operando. Re-Lender risulta tuttora attiva nel registro europeo pur essendo in liquidazione volontaria dal febbraio 2026 e pur avendo interrotto ogni nuova attività. Controlla sempre anche le comunicazioni sul sito della piattaforma prima di versare denaro.

I rischi del P2P lending

Il P2P lending non è un conto deposito con un rendimento più alto. È un investimento in credito, con tutti i rischi che ne derivano.

I cinque rischi da conoscere prima di iniziare

  • Insolvenza del debitore. È il rischio ordinario, non l'eccezione. Le piattaforme autorizzate ECSP sono obbligate a pubblicare i propri tassi di default, e i numeri raccontano una storia chiara. Recrowd è passata dal 9,26 per cento del 2023 al 32,43 per cento del 2024. Ener2Crowd, che opera in un settore diverso, ha dichiarato 0,83 per cento nel 2023, 0,65 per cento nel 2024 e 6,51 per cento nel 2025, un aumento di dieci volte in un anno. Va letto per quello che è, cioè la quota di progetti entrati in default almeno una volta e non necessariamente una perdita definitiva, ma la direzione è inequivocabile.
  • Fallimento o sospensione della piattaforma. I casi italiani degli ultimi due anni parlano da soli. Anche quando i contratti di prestito restano validi, recuperare il capitale da una piattaforma in liquidazione richiede tempo.
  • Illiquidità. Il capitale resta vincolato fino alla scadenza. Diverse piattaforme italiane, tra cui Ener2Crowd, dichiarano apertamente di non avere ancora un mercato secondario. Dove il mercato secondario esiste, funziona solo se qualcuno è disposto a comprare, e proprio nei momenti di tensione i compratori spariscono.
  • Concentrazione. Pochi prestiti, un solo settore o un solo originatore significano legare il proprio risultato a una singola sorte.
  • Nessuna garanzia pubblica. L'articolo 19 del Regolamento 2020/1503 obbliga le piattaforme a dirtelo esplicitamente: i servizi di crowdfunding non rientrano nel sistema di garanzia dei depositi previsto dalla direttiva 2014/49/UE, né nel sistema di indennizzo degli investitori della direttiva 97/9/CE. Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi copre i depositi presso le banche consorziate, non questo.

La garanzia di riacquisto non è una garanzia

Molte piattaforme estere pubblicizzano una buyback guarantee, tradotta spesso come garanzia di riacquisto. È l'elemento che più frequentemente viene frainteso.

Non si tratta di una garanzia in senso giuridico, né di un fondo accantonato, né di una copertura assicurativa. È un impegno contrattuale dell'originatore del prestito a ricomprare la posizione se il debitore va oltre una certa soglia di ritardo, di solito 30 o 60 giorni.

Vale quindi esattamente quanto vale la solidità di chi la promette. Se l'originatore fallisce, l'impegno di riacquisto salta nello stesso momento in cui saltano i prestiti che avrebbe dovuto coprire.

È talmente vero che Mintos, una delle piattaforme più grandi d'Europa, nel novembre 2020 ha rinominato la propria buyback guarantee in buyback obligation, proprio perché la parola garanzia era considerata fuorviante.

Quali tutele hai davvero, se la piattaforma è ECSP

Se investi tramite una piattaforma autorizzata ECSP, il Regolamento 2020/1503 ti riconosce alcune protezioni concrete. Vale la pena conoscerle, perché sono anche un buon metro per giudicare le piattaforme che non le offrono.

Ricevi una scheda contenente le informazioni chiave sull'investimento per ogni singola offerta. Prima di ottenere pieno accesso devi superare un test di ingresso sulle tue conoscenze e una simulazione della capacità di sostenere perdite, calcolata sul 10 per cento del tuo patrimonio netto, con riesame ogni due anni.

Hai un periodo di riflessione di quattro giorni di calendario entro cui puoi revocare l'adesione senza motivazione e senza penali.

Se un singolo investimento supera il maggiore tra 1.000 euro e il 5 per cento del tuo patrimonio netto, la piattaforma deve mostrarti un avviso di rischio rafforzato e raccogliere il tuo consenso esplicito.

Ricorda però il punto di partenza: queste tutele riguardano il crowdfunding verso imprese, non il prestito ai consumatori, che il Regolamento esclude espressamente.

P2P lending a confronto con le altre forme di investimento

Il P2P lending occupa una posizione precisa nella scala rischio rendimento, e conviene collocarlo correttamente. Il confronto più utile è con le alternative che un risparmiatore italiano ha davvero a portata di mano.

Qui c'è un secondo elemento fiscale che quasi nessuno considera. I titoli di Stato italiani godono di un'aliquota agevolata del 12,5 per cento, meno della metà del 26 per cento che si applica ai conti deposito e ben distante dall'IRPEF progressiva che pagheresti su una piattaforma P2P estera.

Rispetto ai titoli di Stato e ai conti deposito il P2P offre un tasso nominale superiore, ma senza alcuna garanzia pubblica sul capitale e senza possibilità di uscire quando vuoi.

Rispetto all'investimento azionario ha una volatilità apparente più bassa, perché il valore della tua posizione non oscilla ogni giorno. È un vantaggio psicologico più che sostanziale: l'assenza di un prezzo quotato non elimina il rischio, lo rende solo meno visibile. Se questa parte ti interessa, abbiamo una guida dedicata ai migliori broker italiani e una su come comprare azioni.

Rispetto ai fondi comuni non c'è un gestore professionale che seleziona e ribilancia per te. La differenza è spiegata bene nella nostra guida su cosa sono i fondi comuni di investimento.

Il parente più stretto è il crowdfunding immobiliare, che condivide struttura, orizzonte e profilo di rischio. Se ti interessa quella variante, la trovi trattata nella guida al crowdfunding immobiliare.

P2P lending e alternative a basso rischio, settembre 2026

StrumentoRendimento lordoTassazioneGaranzia sul capitaleLiquidabilità

P2P lending, piattaforma italiana autorizzata

circa 10%

26% ritenuta secca

Nessuna

Bassa o nulla

P2P lending, piattaforma estera

circa 10%

IRPEF progressiva più IVAFE 0,2%

Nessuna

Bassa o nulla

BTP a 10 anni

circa 4,2%

12,5% agevolata

Stato italiano

Alta, mercato regolamentato

BOT a 12 mesi

2,97% (asta 9 settembre 2026)

12,5% agevolata

Stato italiano

Alta

Conto deposito vincolato 12 mesi

da 3,00% a 3,40%

26% più bollo 0,2%

FITD fino a 100.000 euro

Nulla fino a scadenza

Conto deposito libero

da 2,25% a 3,00%

26% più bollo 0,2%

FITD fino a 100.000 euro

Immediata

Il divario è più stretto di quanto sembri

Messi in fila, i numeri raccontano una storia diversa da quella del confronto rapido tra il 10 per cento del P2P e il 3 per cento di un conto deposito.

Un BTP decennale rende circa il 4,2 per cento lordo e sconta il 12,5 per cento, quindi lascia in tasca intorno al 3,7 per cento, con la garanzia dello Stato e la possibilità di vendere sul mercato in qualsiasi momento. Un conto deposito vincolato a dodici mesi paga tra il 3,00 e il 3,40 per cento lordo, tassato al 26 per cento, con la copertura FITD fino a 100.000 euro per depositante e per banca.

Il P2P lending su piattaforma estera parte da circa il 10 per cento lordo, ma sconta l'IRPEF progressiva, l'IVAFE dello 0,2 per cento sul capitale, le commissioni della piattaforma e le insolvenze. Dopo tutte queste voci il differenziale rispetto a un titolo di Stato esiste ancora, ma è molto meno ampio di quanto suggerisca il tasso di copertina.

La domanda giusta non è quindi se il P2P renda di più, ma se quel differenziale residuo ripaghi l'assenza di garanzia sul capitale, il vincolo di liquidità e il rischio piattaforma.

Dati al 9 settembre 2026. I rendimenti dei titoli di Stato si muovono ogni giorno e quelli dei conti deposito cambiano di frequente: verifica i valori aggiornati prima di decidere.

Vantaggi e svantaggi del P2P lending

Riassumiamo in modo onesto quello che questa asset class ti dà e quello che ti chiede in cambio.

I vantaggi

  • Tassi nominali superiori a quelli di conti deposito e titoli di Stato
  • Soglie di ingresso basse, da 10 euro su alcune piattaforme estere e da 20 euro su alcune italiane
  • Flusso di cassa periodico, che puoi reinvestire per sfruttare la capitalizzazione composta
  • Diversificazione rispetto a portafogli concentrati su azioni e obbligazioni
  • Nessuna competenza tecnica particolare richiesta per iniziare
  • Sulle piattaforme italiane autorizzata la fiscalità è semplice: ritenuta secca e nessun obbligo dichiarativo

Gli svantaggi

  • Nessuna garanzia pubblica sul capitale: puoi perdere l'intero importo investito
  • Su piattaforma estera la tassazione è IRPEF progressiva, non il 26 per cento, con quadro RW e IVAFE
  • Capitale vincolato, con mercato secondario assente o poco liquido
  • Il mercato italiano è in forte contrazione e diverse piattaforme hanno chiuso o sono state sospese
  • I tassi di default dichiarati sono in crescita marcata
  • La garanzia di riacquisto dipende dalla solidità dell'originatore e viene meno proprio quando servirebbe

Come ridurre il rischio se decidi di investire

Se dopo aver letto tutto questo il P2P lending ti convince ancora, ci sono alcune regole che riducono in modo concreto la probabilità di farti male.

Cinque regole pratiche

  1. Verifica l'autorizzazione prima di tutto. Controlla la piattaforma nel registro ESMA e distingui tra licenza ECSP, licenza di impresa di investimento MiFID II e nessuna licenza. Se non trovi la piattaforma da nessuna parte, hai già la risposta.
  2. Tieni il P2P lending come componente minoritaria. Una quota contenuta del portafoglio complessivo è sufficiente a catturarne il beneficio senza esporti in modo pericoloso.
  3. Frammenta il più possibile. Meglio importi piccoli su molti prestiti che poche posizioni consistenti. Diversifica anche tra piattaforme, settori e paesi.
  4. Calcola il rendimento al netto, non al lordo. Parti dal tasso dichiarato, sottrai le commissioni, applica la tua aliquota IRPEF se la piattaforma è estera, aggiungi l'IVAFE e ipotizza una quota di insolvenze. Il numero che ottieni è quello vero.
  5. Non investire denaro che ti potrebbe servire. Il capitale è vincolato e il mercato secondario non è una via d'uscita garantita.

Domande frequenti sul P2P lending

Che differenza c'è tra P2P lending e social lending?

Nessuna. Sono due nomi per la stessa cosa: il prestito diretto tra soggetti tramite una piattaforma online, senza intermediazione bancaria. In italiano si usano anche lending crowdfunding e crowdlending. La distinzione che conta davvero non è terminologica ma normativa, cioè se il denaro va a un consumatore o a un'impresa, perché i due casi ricadono sotto regole diverse.

Quanto si paga di tasse sul P2P lending?

Dipende da chi gestisce la piattaforma, e la risposta sorprende molti. La ritenuta a titolo d'imposta del 26 per cento si applica solo se il gestore è un intermediario finanziario iscritto all'albo ex articolo 106 TUB o un istituto di pagamento ex articolo 114 TUB, autorizzato dalla Banca d'Italia. La maggior parte dei portali italiani opera oggi con una semplice autorizzazione ECSP, che secondo la lettura prevalente non soddisfa quel requisito. Se la piattaforma non qualifica, o è estera, i proventi vanno dichiarati nel quadro RL e concorrono al reddito complessivo tassato con IRPEF progressiva, come chiarito dall'Agenzia delle Entrate nella risoluzione 56/E del 2020 e ribadito nelle risposte a interpello 687 del 2021 e 155 del 2022.

Devo compilare il quadro RW se investo su una piattaforma estera?

Sì. L'investimento su una piattaforma estera di P2P lending va indicato nel quadro RW del modello Redditi Persone Fisiche con il codice 14, relativo alle altre attività estere di natura finanziaria. Sullo stesso valore è dovuta anche l'IVAFE nella misura dello 0,2 per cento annuo, rapportata alla quota e al periodo di possesso.

Il capitale investito è garantito?

No. Il Regolamento europeo 2020/1503 obbliga espressamente le piattaforme a informarti che i servizi di crowdfunding non rientrano nel sistema di garanzia dei depositi né nel sistema di indennizzo degli investitori. Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi copre i depositi presso le banche consorziate, non gli investimenti in prestiti. Puoi perdere l'intero capitale investito.

La garanzia di riacquisto mi protegge dalle perdite?

Solo parzialmente e solo finché l'originatore del prestito è solvibile. La buyback non è una garanzia legale né un fondo accantonato, ma un impegno contrattuale a ricomprare la posizione dopo un certo periodo di ritardo. Se l'originatore fallisce, l'impegno viene meno insieme ai prestiti che avrebbe dovuto coprire. Mintos ha rinominato la propria buyback guarantee in buyback obligation proprio perché il termine garanzia era considerato fuorviante.

Come faccio a sapere se una piattaforma è autorizzata?

Dall'11 novembre 2023 la Consob non tiene più un registro nazionale operativo e rimanda al registro ESMA dei fornitori di servizi di crowdfunding, previsto dall'articolo 14 del Regolamento 2020/1503. Verifica lì. Tieni presente che alcune piattaforme molto conosciute non hanno una licenza ECSP: alcune operano con licenza di impresa di investimento MiFID II, altre non hanno alcuna licenza finanziaria.

Quanto rende realmente il P2P lending?

Le piattaforme dichiarano tassi lordi intorno al 10 per cento e l'Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano rileva una media del 10,58 per cento sul lending nel 2026. Il tuo rendimento effettivo è però più basso, perché vanno sottratte le commissioni della piattaforma, le insolvenze e la fiscalità. Su una piattaforma estera, tra IRPEF progressiva e IVAFE, il premio rispetto a un titolo di Stato si riduce sensibilmente. Va aggiunto un elemento spesso ignorato: le perdite sui prestiti non rimborsati non sono deducibili, perché l'articolo 45 del TUIR tassa gli interessi percepiti senza alcuna deduzione.

Il mercato del P2P lending in Italia è in crescita?

No, è in contrazione. Secondo l'undicesimo Report Italiano sul Crowdinvesting del Politecnico di Milano, la raccolta del lending crowdfunding nel primo semestre 2026 è stata di 33,6 milioni di euro, circa la metà dell'anno precedente. Il crowdinvesting complessivo è calato del 36,8 per cento su base annua, terzo anno consecutivo di flessione, e le piattaforme autorizzate sono scese da 42 a 37.

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